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Improbable is me- Sono Viva. La mia prima mezza maratona.

Sono viva.

Prima di tutto ci tengo a dirvi che sono viva, il che non era del tutto scontato.
Secondo di tutto vi informo che, non solo sono viva, ma mi sono “classificata” alla mia prima mezza maratona. Cioè, per dire, ho una medaglia e un tempo dignitosissimo per essere la mia prima volta.
Mi sono classificata nel senso che sono nella classifica, in fondo ovviamente, in fondissimo eh, ma ci sono. Sono riuscita a finire i 21,097 Km, in meno di 2 ore e mezza di corsa, e più precisamente in 2 ore e 19 minuti circa, o poco meno (allego immagine perché non ci credo nemmeno io).
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E non sono nemmeno l’ultima degli ultimi classificati, sono (SOLO) la 2306esima, quindi ci sono almeno almeno 400 persone tra me e la fine della classifica, e almeno altre 1000 che non si sono classificate o partecipavano in categorie particolari.
Non sarà certo un risultato da urlo per chi corre seriamente ma per me, che di serio ho ben poco, è stato un pò come vincere alle olimpiadi (nella categoria bionde ovviamente).

Il mio obiettivo, oltre al panino con la mortadella che consegnavano all’arrivo, era riuscire a finire la mezza maratona in tempo gara, ovvero senza sforare le 2 ore e 30 minuti. Ed è stramegafichissimo riuscire a completare un obiettivo, soprattutto considerando che sono inaspettatamente riuscita a non smettere mai di correre, nemmeno negli ultimi kilometri, praticamente un Beep Beep rincorso da Willy Il Coyote.

Non avevo mai corso oltre i 15 Km e temevo di non esserne capace ma, come sostengono molti, la corsa è più testa di quanto non sia gambe. L’allenamento è fondamentale, non fraintendetemi, ma è la testa che ti fa superare il limite quando le tue gambe iniziano a dirti che non ce la fanno più.

E in particolare per me la spinta è venuta, negli ultimissimi e particolarmente impegnativi kilometri, dall’osservare un signore, che avrà avuto quasi 80anni, non smettere mai di correre, anche se pianissimo, ma correre con la volontà di un mulo.
Io e il mio essere competitiva (anche con le pie vecchiette che la domenica salgono a san Luca) non potevamo accettarlo. Il nonnetto non poteva battermi, né lui né tutti gli altri nonnetti e non. E allora ho iniziato a correre di più e a superare, piano piano, ma in modo costante.
E poi beh, quando ho capito che mancava 1km soltanto, è come se le gambe fossero diventate leggere d’improvviso, e ho iniziato a spingere con quelle falcate lunghe lunghe che ti vengono solo quando sei su di giri e ti senti a un passo dal traguardo, ed ho iniziato a superare tutti quelli che riuscivo, mi è sembrato di averne superati tantissimi in quegli ultimi metri.
E poi, vedi il traguardo, vedi le persone che applaudono, vedi il tempo che scorre sopra la scritta “Arrivo“, i secondi che aumentano al rallentatore. Ti rendi conto che ce la stai facendo davvero a raggiungere il tuo obiettivo, acceleri ancora, allunghi la falcata, pensi solo che devi stare attenta a dove metti i piedi perché potresti cadere, tanto stai correndo veloce.  Ti sembra di fare dei passi infiniti, l’arrivo è vicinissimo, e lo tagli, a 2 ore e 19 minuti, un sogno. Corri altri due metri, esulti impazzendo di gioia, nemmeno fossi Bolt, e ti fermi perché qualcuno ti fa i complimenti e ti mette una medaglia al collo, simbolica certo, non sei mica arrivato primo, ma è una medaglia che ti fa sentire di aver superato il tuo limite, che ti fa sentire per un attimo un piccolo dio.
Provate.
Se posso io, può chiunque. E quella è una sensazione che non mi perderei per niente al mondo se fossi in voi.
p.s. Se penso che ad una Maratona vera e propria, al mio arrivo sarei stata solo a metà percorso, mi viene da pensare che i maratoneti siano esseri soprannaturali.

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